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Alfa Romeo Duetto una storia di quattro generazioni

Sull’onda del successo ottenuto dal modello “Giulia” nel 1962, il management dell’Alfa incaricò la Pininfarina  di “vestire”  una nuova spider: sarebbe stato il futuro Duetto .

La Pininfarina aveva già realizzato interessanti proposte stilistiche  (la Super Flow IV ) e, partendo da queste venne realizzato un bozzetto che ottenne un consenso preliminare dalla dirigenza Alfa.

Alfa Romeo Duetto

L’evoluzione definitiva, dalla maquette al prototipo definitivo venne seguita personalmente da  Battista Pininfarina che apportò decine di modifiche fino ad arrivare al capolavoro rappresentato dalla “Duetto”.

Il battage pubblicitario fu enorme: furono interessati personalità politiche e dello spettacolo e per una settimana intera l’auto venne testata sulle strade del Lago di Garda.

La grande popolarità arrivò nel 1967, quando la “Duetto” diventò una star nel film “Il laureato”.

La prima serie (1966 -1969), – Alfa Romeo Spider 1600 – meglio conosciuta come “Osso di Seppia” in virtù del frontale e della coda arrotondati, raccordati dalle fiancate convesse e con linea di cintura bassa. Nel 1967 alla già brillante 1600 venne affiancata la versione “ 1750 Spider Veloce”, con il propulsore 1779 centimetri cubi in grado di sviluppare 118 Cv.

Nel 1968, per offrire il “Duetto” ad un prezzo inferiore, la produzione si ampliò con la versione “Spider 1300 Junior” con propulsore di 1290 centimetri cubi in grado di sviluppare 89 Cv.

Su questa versione si introdussero leggeri interventi  estetici, come l’assenza delle calotte ai fari anteriori, deflettori fissi ed una diversa posizione degli indicatori di direzione laterali.

La seconda serie (1969 -1982) si presentò con il “taglio della coda”, in virtù delle nuove teorie aerodinamiche. Di conseguenza vennero modificati i paraurti, si inclinò maggiormente il parabrezza e la lunghezza da 4.250 mm. scese a 4.120 mm.

In questa serie tutte le motorizzazioni sono alimentate da due carburatori doppio corpo orizzontali Dell’Orto, Weber o Solex, eccetto gli ultimi esemplari del 1982, già dotati di impianto di iniezione elettronica Bosch jetronic.

La terza serie (1983 – 1989) subisce un sostanzioso ritocco, con l’adozione di nuovi paraurti avvolgenti e la “coda tronca”   viene modificata da nuovi fari posteriori: questa modifica, seppur in linea con le tendenze stilistiche dell’epoca,  oggi non è molto apprezzata. Modifiche furono apportate anche all’interno con un nuovo volante in radica, un nuovo quadro strumenti e un tunnel centrale con indicatore di benzina, pressione olio  e temperatura acqua.

Questa serie resterà invariata fino al 1986, quando si intervenne ancora sul cruscotto a due palpebre sostituito da una palpebra unica che raccoglie anche gli strumenti secondari. Vennero anche sostituiti i classici specchietti cromati, il cui posto fu preso da specchietti in plastica nera.

Fino a fine serie (1990) non ci saranno sostanziali modifiche. La terza serie ebbe in dote due propulsori 1.600 e 2.000 con potenze rispettivamente di 102 Cv  e 128 Cv.

Con la quarta serie (1989 – 1994) Pininfarina ritorna alle origini, realizzando una linea pulita e filante, eliminando tutte che appendici che appesantivano la linea, come lo spoiler la cui eliminazione portò ad una linea più bella.

Questa serie venne offerta in versione 1.600 a carburatori ed in versione 2.000 ad iniezione elettronica; la 2.000 è dotata di catalizzatore e sonda lambda e di differenziale autobloccante.

Il nome  scaturì da un concorso indetto per dare un nome alla nuova vettura: ad Arese vennero spedite 140.501 schede e la giuria optò per il terzo classificato “Duetto”, nome, che come motivò il poeta Leonardo Sinisgalli, presidente della giuria“vorrà dire armonia doppia, nel senso che questa macchina realizza un’armonia  tra la grazia e la forza e allo stesso tempo armonia in coppia”.

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