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Mazda Cosmo Sport

Quando la prima vera vettura Mazda, con il nome R360, è uscita dalla catena di montaggio nel 1960, lo fece nel momento migliore per risvegliare l’economia del Giappone e della Germania, giganti allora dormienti. La produzione di macchine vere e proprie sarebbe rimasta limitata ancora per un paio di anni, tuttavia, nel frattempo Mazda continuò a produrre leggeri veicoli commerciali necessari per il boom edilizio. Questo non fu uno svantaggio, in quanto diede a Mazda il tempo necessario per progettare in modo ponderato le macchine che offrirono molto più di quanto la gente si aspettasse. Molti di questi veicoli hanno anche cambiato l’industria automobilistica.
Una delle auto sportive più belle che Mazda abbia mai prodotto, la 110s cosmo sport è una vettura sportiva con motore anteriore e trazione posteriore, cosa non nuova nel 1967, ma la vera rivoluzione era sotto il cofano con due motori rotativi, il primo del suo genere in una vettura di produzione.
Dopo il successo della Spider NSU con motore a rotore singolo all’inizio del decennio, gli ingegneri Mazda hanno compiuto quello che molti pensavano impossibile – costruire un motore rotativo per una vettura affidabile e duratura, anche quando arrivava a 7.000 giri/minuto su una base quotidiana.
Per dimostrare questo al di là di ogni dubbio, Mazda usò la Cosmo Sport per la “Marathon de la Route” del 1968, una corsa estenuante di 84 ore al Nürburgring in Germania, dove arrivò quarta. Nata in un decennio di rivoluzione, questo sarebbe diventato il primo prodotto di culto Mazda.Bella da vedere, divertente da guidare e affidabile per gli standard de suo tempo, la Cosmo Sport cambiò l’idea delle persone sul motore rotativo.
Il suo allestimento unico sarebbe stata anche la base per tutti gli altri motori rotativi sportivi delle macchine successive.Un decennio più tardi la rivoluzione non era più così importante quanto invece lo stile personale e l’espressione. Quando Mazda RX-7 fece la sua prima apparizione, incontrò negli anni 70 la necessità di distinguersi a tutti i costi. Aveva un design a forma di cuneo, un portellone posteriore in vetro, fari a scomparsa, sgargianti colori di carrozzeria e tessuti interni da far arrossire Andy Warhol. La sua concezione era molto flessibile – per i 30 anni successivi la RX-7 è stata prodotta in versione quattro o cinque marce manuale e automatica, si poteva richiedere cabriolet, a quattro posti, in versione a tre rotori, in un doppio rotore con turbo-carica e in più edizioni speciali come nessun’ altra vettura Mazda.Per non parlare dei più indulgenti! Tracannava benzina ed era divertentissima da guidare.
Il posizionamento del motore centrale anteriore con la trazione posteriore ha reso possibile una distribuzione dei pesi quasi perfetta, e ne ha fatto una delle più guidabili vetture sportive della sua epoca.
Come la Cosmo Sport prima, la RX-7 ha fatto velocemente di se stessa un nome nel mondo delle corse, vincendo il campionato GTU alla 24 ore di Daytona nel 1979, nel British Touring Car Championship del 1980, e nella Spa 24-Hours race un anno dopo, battendo un gruppo di potenti BMW. Mazda avrebbe venduto oltre 1.8 milioni di RX-7, rendendolo il più popolare motore rotativo
mai fatto per le auto sportive.

Marco Lasala
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