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Una Bimota DB5 che risorge dalle…ceneri!

Tempo di lettura: 3 minuti

Finalmente dopo esattamente 11 mesi di lavori, ho potuto far debuttare la mia amata DB5 su strada.
Tutto parte il primo luglio 2011, quando un simpatico automobilista centrò alcuni mezzi parcheggiati a causa di un colpo di sonno, tra cui la mia moto. Erano le 7.40 del mattino e il tutto si è svolto in una trafficata via del centro di Roma, fortunatamente non è stato coinvolto nessun passante nell’incidente. Intervento dei vigili, perizia dei danni e liquidazione del sinistro si sono protratti fino a dicembre. Finalmente a gennaio è iniziata la sistemazione della moto e, dato che la possiedo dal 2008, ho pensato (pur mantenendo tutti i pezzi nuovi originali) di farla più “mia”; così ho messo mano a motore, ciclistica ed estetica. Ma andiamo con ordine:

Motore
Sono stati installati pistoni ad alta compressione (Pistal racing), alberi a cammes (DP), bielle in titanio (Pankl), “smannaiato” ed equilibrato l’albero motore, lucidati e raccordati i condotti, montato un cambio SPS, una primaria alleggerita, delle pulegge in ergal, un volano alleggerito, un air-box in carbonio (della giapponese Motocorse) con portata d’aria superiore del 30% rispetto all’originale e condotti dinamici che modificano molto anche l’estetica della moto (la DB5 originariamente ha un air box senza condotti dinamici e questo è uno dei maggiori limiti alla “respirazione” del modello di serie), corpi farfallati di provenienza Hypermotard (più performanti), tutta l’elettronica Marelli – compresa la strumentazione di provenienza Ducati – (programmabile per poter accordare e mappare bene il motore), scarico completo della HPE (grandi performance anche se pesa solo 2,5 kg meno dell’originale).
Il motore ora prende i giri in modo rabbioso, la potenza è di poco superiore ai 100 cavalli alla ruota ma le masse in rotazione ridotte la fanno arrivare poco “filtrata”, quindi la moto va molto, molto bene. In sostanza si può contare su di un’ erogazione pulita e piena da 3500 fino a 9000 giri.

Ciclistica
Cerchi Marchesini in magnesio a 5 razze (a me piacciono molto, pesano 3 kg meno degli originali fusi), pinze Brembo M4, dischi Braking a margherita da 300mm, pompa freno Discacciati (19×19) ricavata dal pieno e pompa frizione Brembo ricavata dal pieno (16×18), attuatore maggiorato (da 30mm), forcellone dello specialista toscano Moretti in alluminio (oltre ad essere bellissimo, pesa 4 kg meno dell’originale), le sospensioni sono Ohlins di serie solo ottimizzate, ho anche messo una batteria ultra leggera dell’americana Full Spectrum POwer (-2,8 kg sulla bilancia).
La moto, pesata in ordine di marcia con anche 3 litri di benzina, ha fermato l’ago a 161 kg, un bel miglioramento rispetto ai 179 (senza benzina) che pesava da originale. Alla guida è leggerissima e rapidissima a prendere la corda, mantiene una buona stabilità sul veloce e nonostante le geometrie di tipica scuola italiana si beve i destra sinistra in un attimo. Una goduria insomma.

Estetica
La DB5 è una moto presentata nel 2004 e in commercio dal 2005, il cupolino iniziava a sentire un poco il peso degli anni così, oltre ad aver installato come detto i condotti dinamici per l’air box che hanno spostato il baricentro visivo della moto sull’anteriore, ho messo anche un cupolino (sempre della giapponese Motocorse e sempre in carbonio) più corto e basso che ha ulteriormente “schiacciato” il profilo della moto, “incattivendone” l’aspetto generale, a quel punto dato che il faro originale risultava troppo alto per il nuovo cupolino ne ho preso uno usato, lo ho tagliato così da mantenere solo la parobola della luce abbagliante, lo ho modificato adottando l’interno del faro di una Hypermotard ed ho messo una lampada allo xeno, poi ho messo mano alla colorazione personalizzandola ed ho valorizzato il serbatoio (che è in alluminio) lasciando una fascia centrale con il materiale di costruzione a vista con finitura spazzolata, sella rifoderata con il logo dell’azienda ricamato e carbonio vario completano la veste estetica.
Un ringraziamento particolare va fatto a colui che mi ha assistito nella creazione di questa moto unica, il mio meccanico Gianluca (“Giambu” per tutti gli amici) della BRT di Roma.

Scritto da Emiliano Loi

Scritto da admin

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