Il tema dei carburanti è ancora al centro del dibattito europeo, non solo per il prezzo alla pompa ma anche per il ruolo che questi giocano nella transizione energetica. Se da un lato l’elettrico continua a guadagnare spazio seppur con tante difficoltà, dall’altro milioni di auto a benzina e diesel restano sulle strade e continueranno a farlo ancora a lungo.
Le nuove strategie dell’Unione Europea, prendendo atto di ciò, stanno puntando a ridurre le emissioni senza stravolgere immediatamente il parco circolante.
Nella maggior parte dei distributori italiani, si trova ancora la benzina E5, una miscela che contiene fino al 5% di bioetanolo. Negli ultimi tempi ha iniziato a diffondersi anche la E10, ma il vero cambiamento potrebbe arrivare con un nuovo standard: la benzina E20. Un carburante che, come suggerisce il nome, prevede una composizione con il 20% di bioetanolo e l’80% di benzina tradizionale.
Gli effetti della benzina green
Il bioetanolo è un alcol ottenuto dalla fermentazione di materie prime agricole come mais, frumento, canna da zucchero o anche scarti vegetali. L’idea alla base di questa evoluzione è di aumentare la quota di componenti rinnovabili nei carburanti per ridurre la dipendenza dal petrolio e abbattere l’impatto ambientale complessivo.
Su scala individuale, il passaggio dal 5% al 20% può sembrare poco rilevante, ma se si guarda all’intero mercato europeo, la differenza diventa significativa. Ridurre anche solo una parte del consumo di carburanti fossili significa risparmiare milioni di barili di petrolio ogni anno, con effetti diretti sia sull’ambiente sia sulla sicurezza energetica.
Non a caso, l’Unione Europea sta valutando la possibilità di rendere la E20 uno standard diffuso nei prossimi anni, incentivando una transizione graduale e soluzioni intermedie tra il mondo attuale e quello completamente elettrico.
I vantaggi, sulla carta, non mancano. Il bioetanolo ha un numero di ottani elevato, il che può contribuire a migliorare leggermente l’efficienza dei motori, e viene spesso considerato “carbon neutral”, perché la CO2 emessa durante la combustione è compensata da quella assorbita dalle colture durante la crescita. A questo si aggiunge la possibilità di sostenere la produzione agricola locale, riducendo la dipendenza dalle importazioni energetiche.
Il bioetanolo però ha alcune criticità: ha una densità energetica inferiore rispetto alla benzina, il che significa che i consumi potrebbero aumentare. Essendo un alcol, ha proprietà chimiche più aggressive: può danneggiare componenti come tubi e guarnizioni, soprattutto nei veicoli più datati. Senza contare la sua tendenza ad assorbire umidità, con possibili effetti corrosivi nel lungo periodo.
Il vero nodo riguarda proprio il parco auto circolante. In Paesi come l’Italia, dove l’età media delle vetture è elevata, non tutti i modelli sono progettati per funzionare con percentuali così alte di bioetanolo, e questo potrebbe creare problemi di compatibilità e costringere molti automobilisti a fare attenzione al tipo di carburante utilizzato.
Alcuni costruttori, come Volkswagen, si sono mossi in anticipo, sviluppando motori compatibili già da anni. Anche BMW e Mercedes-Benz stanno lavorando in questa direzione.
Il rischio è quello di introdurre uno standard difficile da applicare in modo uniforme, creando disparità tra Paesi e automobilisti. Per questo motivo, è probabile che la benzina E5 continui a essere disponibile ancora a lungo, almeno come soluzione di transizione.
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