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Royal Enfield prova l’azzardo: la customizzazione le fa perdere ogni fascino

Scrambler Royal Enfield - Reportmotori.it
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Si chiama HNTR 350 “Konyak” ed è stata partorita dagli specialisti di JD Customs. Questa Royal Enfield non la vedrete spesso (per fortuna) in giro.

La storia del motociclismo, come ogni storia, è fatta di colpi di scena e di rivelazioni che nascono dalla tradizione e dalla storia di un marchio. La più classica delle classiche è di certo Royal Enfield, che nel tempo ha saputa rinnovare la sua immagine con modelli di piccola cilindrata che hanno conquistato anche il mercato italiano.

Scrambler nosense
Scrambler Royal Enfield – Reportmotori.it

Royal Enfield oggi è una realtà quanto mai consolidata che ha saputo ritagliarsi una fetta di mercato grazie alla semplicità costruttiva, a prezzi di listino appetibili e una forte identità classica. Uguale a se stessa ha raccolto la sfida del tempo, soffrendo meno di tutte le altre il cambiamento. JD Customs, customizer della regione indiana del Gujarat, nota per trasformazioni estreme di moto, al tempo del lancio della HNTR ha ricevuto da Royal Enfield l’incarico di costruire una special per il tour promozionale “Hunterhood”.

Una sfida nella sfida: una moto scrambler dedicata alla tribù “Konyak” del Nagaland famosa per il coraggio ed i tatuaggi sulla pelle. Un’operazione evocativa, dal forte fascino, opinabile nel risultato estetico. Premesso che l’originalità ha un prezzo, quello del coraggio, che andrebbe sempre premiato, su queste premesse scopriamo questa moto verde “Visitors”.

Scrambler nosense

La moto originale è stata spogliata del doppio ammortizzatore posteriore a favore di uno centrale, l’operazione è servita per aumentare la luce a terra e migliorare le prestazioni in fuoristrada. Il blocco motore si presenta nero satinato, dal codino posteriore esce un finale di scarico artigianale in alluminio.

Custom Royal Enfield Hunter 350 JD Custom's Konyak

L’anteriore è fatto di una forcella ricoperta da soffietti e il frontale con doppio faretto ricorda un po’ una maschera tribale. La sella è bassa e lo sterzo è largo, ideale per una guida comoda. Un’operazione ben realizzata, non mancano dettagli curati, belli da vedere come i cerchi a contrasto neri e verdi, e lo stop sul parafango luminoso, ma nel complesso lascia qualche dubbio per l’osservatore. Una motoretta raffinata che però ha perso l’ingrediente classico della semplicità. Noi valutiamo il lavoro realizzato come un esercizio di stile di indiscussa capacità ma di dubbio gusto.

Scritto da Antonio

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