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Nel DTM era l’incubo tedesco: Alfa Romeo 155 V6 TI DTM

Era il lontano 1993 quando dai reparti Corsa Alfa Romeo uscì una vettura che diede del filo da torcere alla blasonata concorrenza tedesca nel Campionato Turismo DTM: parliamo della cattivissima Alfa Romeo 155 V6 TI .

Come da regolamento la belva da corsa torinese, era un’elaborazione estrema della versione stradale, un’auto dotata di una grinta e di un’estetica che ancora oggi fa sognare, perché l’ Alfa Romeo 155 V6 TI ha lasciato un vuoto, nel cuore di chi amava vedere il marchio del biscione, competere in uno dei Campionati più agguerriti e suggestivi di sempre!

Seppur simile nel design alla sua versione più docile, quella stradale,  la 155 DTM presentava profonde modifiche: lo scheletro era tubolare in acciaio, con la carrozzeria, completamente in fibra carbonio, allargata di 10 centimetri!

Immancabile, così come all’epoca accadeva per i bolidi di Formula 1, il fondo completamente piatto, astuzia tecnica volta a favorire l’effetto suolo e conseguentemente deportanza.

Meccanicamente l’ Alfa Romeo 155 V6 TI aveva molte soluzioni tecniche tramutate dalla F1: il motore V6 da 2.5 litri con testate e monoblocco in alluminio pressofuso, la distribuzione 24 valvole con richiamo pneumatico, la doppia accensione per cilindro e la lubrificazione carter a secco, sono solo alcune delle primizie tecniche presenti su questa poderosa vettura da corsa.

Per quanto concerna la sua potenza massima, dai 420 CV nel ’93 si arrivò ai quasi 500 CV nel ’96, l’enorme potenza era scaricata a terra da una trazione integrale gestita con ben tre differenziali autobloccanti, anteriore, posteriore e centrale con bloccaggio elettronico: la ripartizione della coppia era 40/60.

Il cambio sequenziale elettroidraulico a 6 rapporti aveva una rapidità incredibile, ogni rapporto per quanto duro doveva supportare potenza e coppia, di fatto ogni pezzo era creato con il medesimo scopo, unire il pilota alla vettura.

Si dice che la frizione pesasse come un macinnio, che nei cambi di direzione a basse velocità, l’ Alfa Romeo 155 V6 TI fosse durissima da inserire, eppure era una vettura incredibilmente incisiva, su ogni centimetro di asfalto e pista.

 La parte più costosa e più complessa era senza dubbio l’elettronica: erano presenti tre diverse centraline, ognuna specifica per motore, trasmissione e ABS, costruite per lavorare in sintonia. Il peso di soli 1060 kg, massimizza le prestazioni, non tanto per la velocità massima di 300 km/h quanto per uno 0-100  di soli 2.5 sec.

Un auto quindi che non tardò a dare soddisfazioni al reparto Alfa Corse dell’epoca, divisione capitanata da Giorgio Pianta con tre piloti d’eccezione quali Larini , Nannini e Fisichella .

Nella stagione 1993 la 155 DTM non ebbe rivali: Larini si laureò campione vincendo ben 12 delle 20 manche del trofeo, una delle quali nel tracciato tedesco per eccellenza, il Nürburgring, vittoria che non avveniva dal 1935 per mano di Tazio Nuvolari.

La supremazia Alfa durò purtroppo giusto quell’anno, dalla stagione successiva (’94) fino al ’96, con l’avvento di un’elettronica sempre più importante e di una serie di altre variabili, la 155 continuò a dettare legge ma senza più riuscire ad aggiudicarsi la vittoria del trofeo.

Nel ’96 il campionato tedesco DTM venne sostituito dall’ITC.

Fu così che il progetto 155 terminò, una vettura che fece sognare, per via non solo del suo palmares ma anche per un’estetica da urlo, pochi hanno avuto l’opportunità di vederla girare, il suo sound era di quelli minacciosi, ed una volta in pista, la 155 DTM aveva le sembianze di uno squalo a caccia della preda, affamata di asfalto e di forti emozioni.

Un missile terra-aria che come poche altre vetture sportive dell’epoca; vorace, rabbiosa, veloce e poco docile, ha dato spettacolo per quattro lunghi anni, simbolo di un’epoca che difficilmente si potrà rivivere ma che non si faticherà a ricordare.

a cura di Riccardo Vincenzoni
redazione@reportmotori.it

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