Se siete degli amanti delle moto retrò c’è l’occasione di trasformare un moderna Kawasaki in un bolide iconico degli anni ’70. Scopriamo i dettagli di un progetto rivoluzionario.
Il passaggio epocale e generazionale del motociclismo moderno, che ha caratterizzato gli anni ’70, si può rivivere in sella a due modelli Kawasaki che cambiano pelle grazie ad un kit di trasformazione di una nota azienda giapponese: Doremi Collection.
Ritorno al passato, grazie alle versioni “Z” molto apprezzate anche alle nostre latitudini. Per la Z900RS esistono quattro varianti, ma le due di spicco sono la Z1 Style — ispirato alla Z1 del 1972 e e la Z1000 Mk.2 style. Facciamo chiarezza partendo dalle parole del titolare di questa azienda giapponese che definisce i suoi prodotti “cosplay custom”, per rendere bene l’idea.
Apriamo un cassetto dei ricordi e rinfreschiamo le differenze tra i suddetti modelli: la versione Z1 storica era caratterizzata da linee morbide e un serbatoio tondeggiante, mentre la Z1000 MK2 ha sempre avuto una linea squadrata, robotica che richiama un pò i cartoni animati dei primi anni ’80.
La trasformazione delle Kawasaki
I kit di trasformazione dedicati hanno costi contenuti e semplicità nel montaggio. Partiamo dal primo, il kit Z1 regala un tocco vintage con un serbatoio interno in acciaio (circa 300 euro), la carrozzeria in FRP e ABS che lo riveste, disponibile in sei colori verniciati (circa 930 euro l’uno) o grezza (circa 480 euro). In omaggio il parafango posteriore, la sella dedicata e grab bar sono extra.
Una volta montato il kit il risultato è assicurato. Il kit Z1000 Mk.2 è un prodotto più costoso perchè è più elaborato, serbatoio in acciaio da circa 17 litri, fianchetti in plastica, coda, sella, kit rimozione parafango, fanale posteriore LED e parafango anteriore cromato. Due prezzi diversi per la versione verniciata e per la grezza, rispettivamente, si aggira intorno ai 2.500 euro, mentre quello grezzo sui 1.800 euro. A questa cifra si possono aggiungere il costo degli scarichi. Una nota stonata sono i finti ammortizzatori laterali a molla, di sicuro impatto scenico, ma con nessuna funzione pratica. Nel complesso è una trasformazione ben riuscita dal sapore nostalgico e di sicuro effetto. Lo scopo è stato centrato perfettamente.
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