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Jaguar XF S

Le Jaguar non sono più quelle di una volta. Ho provato per 24 ore la Jaguar XF S, e la prima sensazione provata quando sono andato a ritirarla a Palermo è che la Casa inglese ha “rotto con il passato”.
Le sue linee sono moderne e non trovano un filo conduttore con le sorelle che l’hanno preceduta. E’ capovolta nello stile, quasi a riflettere il cambiamento di proprietà, dallo scorso anno Jaguar e Land Rover sono passate nelle mani dell ’indiana Tata. Una volta erano gli inglesi a portarsi in quelle lontane terre d’oriente, ora come una rivalsa, sono gli indiani e il loro potere finanziario a dare nuova linfa a due delle più importanti factory del Regno Unito.
La vettura è a dir poco affascinante, molto bella e il suo bianco perlato esalta le forme. Nonostante la mole non sia delle più compatte, è una berline da 4,96 cm e strizza l’occhio alle concorrenti che hanno lanciato da un po’ di anni il segmento delle berline- coupè, tanto in voga negli ultimi anni.
Una volta chiusa la portiera e accomodato nell’abitacolo trovo interni semplici ed eleganti , le finiture in legno e la morbida pelle pregiata tipiche della tradizione inglese, il grande monitor di servizio al centro, a dimostrazione che siamo su una Jaguar del 21° secolo. L’abitabilità è ottima, i sedili anteriori molto accoglienti e regolabili con precisione e anche dietro c’è spazio in abbondanza per tre persone. Questa nuova Jaguar è un bel mix di tecnologia e design moderno. Che è figlia delle nuove “diavoleria” elettroniche te ne accorgi quando metti in moto , c’è il tasto start/stop sul tunnel centrale e una volta premuto è di sicuro effetto scenografico il sollevarsi della manopola del cambio e l’apertura in sincronia con le bocchette dell’area e le lancette del quadro strumenti che fanno un giro fino a fondo scala.
I primi chilometri percorsi sono quelli che ho fatto per uscire dal centro del capoluogo siciliano, e l’ho fatto ad essere sincero con una certa fretta visto il traffico intenso e soprattutto per la guida un pò “sui generis”. Meglio uscire subito da questo caos e immettersi sull’A 29 per assaporare il piacere di guida di questa “granturismo- berlina”. E’ l’autostrada il terreno ideale di quest’auto, si lascia condurre con semplicità e da molte soddisfazioni nel confort assoluto. Le finiture e la cura degli assemblaggi sono eccellenti, come il sistema di apertura del vano portaoggetti o l’accensione della plafoniera, per queste operazioni basta sfiorare i sensori dedicati. Il cuore di questa vettura è un 3.0L diesel di sostanza, è uno di quei motori che solitamente pensi sia un benzina.
I suoi numeri: 275cv e una coppia di 600 Nm erogati già a duemila giri ne fanno un campione di ripresa ed elasticità, garantite dall’abbinamento con il cambio automatico a 6 marce che è possibile utilizzare in modalità manuale con le levette dietro al volante. Questa energia viene da due turbine, una più grande a geometria variabile  per la coppia a bassi regimi e l’altra più piccola a geometria fissa che “soffia” ai regimi più alti. Le prestazioni della XF S sono da primato e lo testimoniano i 6,4 sec. necessari per raggiungere i 100 km/h e i 250 Km/h autolimitati. Una vera sportiva vestita di eleganza e sobrietà. Il confort della XF si deve soprattutto a delle sospensioni che sembrano morbide, in realtà il suo assetto si rivela molto preciso e sicuro tanto da adattarsi anche alle strade particolarmente tortuose.
Il prezzo di questa XF S è di 63.000 euro, non certo economico, ma se confrontato con la concorrenza diventa competitivo. Dopo aver trascorso 24 ore dal sapore e dallo stile inglese, un dato mi ha fatto davvero impressione, e ad essere sincero non ci avrei scommesso, ma la XF S guarda molto al portafogli. Sembra controverso il ragionamento perché è un auto del segmento Premium e per chi non bada a spese, ma il risparmio di carburante è certo e lo dimostrano i 650 km percorsi con appena 45 euro. A Castle Bromwich(Birmingham,) sede dello storico stabilimento Jaguar, con questa XF dimostrano che è in atto la rivoluzione.

Testo a cura di Carlo Rallo

Marco Lasala

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