La produzione di auto in Italia è crollata nel corso degli ultimi anni, e c’è un particolare stabilimento, gestito da Stellantis, nel quale la situazione è ormai insostenibile. Ecco tutti i dettagli.
I gloriosi tempi in cui l’Italia era una forza dominante in campo automotive sono ormai ben lontani, come testimoniato dai dati più recenti. Nonostante un inizio di 2026 positivo per il gruppo Stellantis e per il mercato nel nostro paese, la crisi della produzione continua imperterrita, ed è ormai complesso superare le 300.000 unità prodotte annualmente.
Tutto ciò si riflette su un calo dell’occupazione, ed ogni stabilimento di produzione ha dovuto far ricorso agli ammortizzatori sociali. Analizzando le varie situazioni, emerge come un impianto in particolare sia in grave crisi, con poco più di due settimane di lavoro portate a termine nel primo trimestre del 2026. Stellantis dovrà risolvere il problema in tempi brevi, anche per via delle pressioni delle organizzazioni sindacali.
Stellantis, solo 17 giorni di lavoro a Cassino nel 2026
Secondo quanto svelato dal sito web “ClubAlfa.it“, lo stabilimento Stellantis di Cassino ha aperto i cancelli per soli 17 giorni effettivi nel corso del primo trimestre del 2026. In tal senso, la media è stata inferiore a 6 giorni di lavoro per ogni mese, e la produzione è stata attualmente bloccata. L’ultimo stop, in ordine temporale, è stato avviato il 27 di marzo scorso, e la riapertura è fissata per lunedì prossimo, 12 di aprile.
Nel caso in cui si dovesse proseguire con questo ritmo, Cassino chiuderà il 2026 con circa 70 giorni lavorativi, dopo gli appena 105 toccati lo scorso anno. Dal primo gennaio al 31 marzo sono state prodotte solamente 2.500 auto, con la domanda di mercato che continua a diminuire. Una delle ultime speranze è affidata alle nuove generazioni di Alfa Romeo Giulia e Stelvio, che non esordiranno prima della fine del 2027 dopo numerosi rinvii.
Il segretario provinciale della Uilm, Gennaro D’Avino, ha invitato Stellantis e tutte le organizzazioni coinvolte ad agire, dal momento che la situazione non è più rinviabile per ovvi motivi. Il problema non riguarda la sola occupazione dell’impianto, ma anche la filiera produttiva e l’indotto, che risentono del crollo dei volumi.
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