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Il progetto alieno di Alfa Romeo: l’UFO del Biscione che arrivava da un altro pianeta

L'Alfa avanti anni luce (Media RM Sotheby's) Reportmotori.it
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Quando venne creata all’inizio degli anni ’50, l’Alfa Romeo 1900 C52 ‘Disco Volante’ Spider sembrava provenire dal futuro.

Il brand Alfa Romeo è sempre stato avanti rispetto ai competitor, dando anche a Enzo Ferrari gli spunti giusti per creare a Modena i capolavori del Cavallino. La Casa di Arese affidò il progetto della 1900 C52 a Gioachino Colombo e Carlo Chiti, sotto la supervisione di Orazio Satta Puliga e con la collaborazione della carrozzeria Touring, partendo dallo schema meccanico della 1900C Sprint.

Il progetto di Alfa Romeo
L’Alfa avanti anni luce (Media RM Sotheby’s) Reportmotori.it

La Disco Volante, come era solita chiamarsi, aveva ricevuto in dote dalla 1900C Sprint l’impostazione generale, con motore anteriore longitudinale e trazione posteriore. Il cuore pulsante era un quattro cilindri in linea 1997 cm³ di cilindrata, ma con basamento in lega leggera e potenziato fino a 158 CV grazie all’applicazione di due carburatori doppio corpo, associato a un cambio manuale a quattro marce.

Il telaio della 1900 venne scartato e venne adottato uno tubolare progettato da zero insieme alla carrozzeria, disegnata e costruita dalla Touring con il sistema brevettato Superleggera, per cui dei leggeri pannelli di alluminio erano fissati ad un traliccio di tubi di acciaio.

Avanti anni luce

Creata all’inizio degli anni ’50 la vettura del Biscione presentava una aerodinamica rivoluzionaria, diventando anche oggetto di numerose repliche negli ultimi decenni. Spiccava per forme lenticolari che la facevano sembrare un Ufo su quattro ruote. Gioacchino Colombo divenne una figura apicale anche nella storia della Ferrari.

Il progetto di Alfa Romeo
L’Alfa avanti anni luce (Media RM Sotheby’s) Reportmotori.it

Dopo lunghe sessioni in galleria del vento, con una carrozzeria Touring spettacolare, prese forma il progetto. La Disco Volante venne realizzata in soli cinque esemplari, con configurazioni differenti: alcune avevano un 2.0 quattro cilindri, altre un poderoso 3.5 sei cilindri. Un laboratorio su ruote che oggi viene custodito in musei o collezioni private. In alto vedete una replica. Grazie ai successi dei primi due campionati del mondo di Formula 1, grazie rispettivamente a Nino Farina (1950) e Juan Manuel Fangio (1951), ad Arese non mancavano i fondi per lanciarsi in progetti audaci che anticiparono il linguaggio stilistico futuro del brand.

La versione spider, due unità con carrozzeria simile al modello originale, montava un motore sei cilindri in linea 3 litri progettato da Giuseppe Busso per il prototipo 6C 3000, potenziato per sviluppare 230 CV. Il peso, pur aumentato da 735 a 760 kg, rimaneva esiguo e consentiva di raggiungere i 240 km/h.

Scritto da Antonio

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