I licenziamenti saranno una naturale conseguenza della drammatica fase che sta vivendo il brand Porsche. I numeri sono spaventosi.
Perché la Porsche si è convinta di poter fare la differenza nel mercato elettrico? Perché ha seguito i proclami green snaturando il suo patrimonio genetico? Sono tutte domande lecite che andrebbero rivolte ai responsabili di un disastro annunciato. Se Lamborghini, rimanendo nell’ambito del Gruppo Volkswagen, proponesse vetture elettriche avrebbe successo? No, e prima di avventurarsi nella dispendiosa produzione della Lanzador, nei piani il primo modello alla spina della gamma, i vertici della Casa di Sant’Agata Bolognese si sono messi intorno a un tavolo e hanno sondato il mercato. I clienti, da come è emerso dalle dichiarazioni del CEO, non avrebbero manifestato alcun interesse nell’investire cifre da capogiro per inserire nella propria collezione dei modelli full electric.
Porsche avrebbe potuto serenamente continuare l’espansione in altri segmenti, dopo il successo della Cayenne e della Macan, senza spingere l’acceleratore verso la deriva green imposta dalla Commissione europea. Nel 2035 continueranno a girare senza patemi auto termiche ed elettrificate, abbandonando l’idea di una vendita di sole EV. Del resto il contraccolpo che si è registrato sul mercato è stato esemplificativo. Tutti i marchi che hanno scelto di focalizzarsi su proposte a corrente, da Ford a VW, hanno avuto dei buchi nei fatturati terribili.
I dati scioccanti di Porsche
L’analisi del bilancio del 2025 mostra una flessione impattante: il fatturato è crollato del 9,5%, arrivando a 36,27 miliardi di euro, tuttavia, è il dato sull’utile operativo a far paura, essendo precipitato del 92,7% (transitando dai 5,64 miliardi del 2024 a soli 410 milioni). I dazi di Trump negli Usa e il calo di consegne in Cina, oltre alle restrizioni normative europee sulla cybersicurezza, hanno limitato il successo di modelli come Macan e 718, con 3,9 miliardi di euro di oneri straordinari.
Considerando il buco nell’acqua delle nuove proposte alla spina i vertici hanno scelto un riallineamento della strategia di prodotto, la revisione dei programmi sulle batterie e una rivalutazione delle prossime proposte. Dopo i 3.900 esuberi già annunciati, sono in corso trattative fitte con i sindacati per altre riduzioni della forza lavoro. Ci saranno ulteriori licenziamenti nei prossimi anni. La filiera automotive, un tempo obiettivo di giovani e competenti appassionati di motori, si è trasformata in una falla pronta a crollare persino nella potente Germania.
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