Il gruppo Stellantis lavora al rilancio dopo anni di crisi nera, ma per i lavoratori continuano ad arrivare notizie negative. Il metodo di lavoro subirà un passo indietro, ecco il motivo.
La crisi che ha investito il mondo delle quattro ruote ha coinvolto i più grandi colossi mondiali, provocando un’emergenza in termini di produzione ed impattando sui lavoratori. Il gruppo Stellantis zoppica ormai da diversi anni ed in Italia la produzione di auto è arrivata ai minimi storici, ma c’è un piano allo studio, da parte dei vertici, utile per provare a risalire la china.
Il 21 di maggio prossimo, il CEO Antonio Filosa svelerà il nuovo piano industriale, nella speranza che venga confermato il grande interesse per l’Italia e per il rilancio della nostra industria automobilistica. Nel frattempo, Stellantis ha scelto di fare un passo indietro nella gestione dei propri uomini, una decisione che potrebbe generare numerose polemiche.
Stellantis, passo indietro sullo smart working
La crisi di Stellantis è stata generata dall’eccessiva fiducia riposta nell’elettrificazione, sotto la guida dell’ex CEO Carlos Tavares, ma il crollo delle vendite ha costretto il nuovo management ad effettuare un passo indietro. Il gruppo sta puntando nuovamente sul termico e sul diesel in particolar modo, nonostante l’aumento del prezzo del gasolio tra accise e guerre in Medio Oriente.
La situazione è destinata a complicarsi anche per i dipendenti, dal momento che si è deciso di operare un passo indietro nella gestione dei turni lavorativi. Stellantis rimuove infatti lo smart working e promuove il ritorno in ufficio cinque giorni su cinque, in particolar modo per i suoi lavoratori europei. Ciò sarà valido anche negli USA e nelle Americhe a partire dal 30 di marzo prossimo, mediante un processo graduale.
I primi paesi coinvolti nel ritorno in ufficio saranno Francia, Italia e Germania, ma la stessa misura sarà poi adottata anche altrove. Il gruppo vuole che il 60% dei suoi dipendenti torni in ufficio già entro settembre, almeno per tre volte alla settimana, per poi passare a quota cinque dal 2027. A diversi anni dal termine della pandemia, dunque, l’azienda di John Elkann vuole tornare all’antica, e le polemiche non mancheranno di certo.
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