In materia di hypercar la Ferrari, dalla mitica F40 in avanti, ha sempre lasciato un segno. Scopriamo le rivali iconiche del nuovo millennio.
Una hypercar è una sportiva di lusso realizzata in serie limitata, attestandosi come il vertice assoluto per performance, tecnologia e prezzo, superando le supercar classiche. Quindi sono un gradino superiore perché non tutti le possono acquistare. In questo Enzo Ferrari è stato un precursore, scegliendo di produrre sempre una vettura in meno rispetto a quello che lui riteneva avesse richiesto il mercato. Un metodo che se applicato alle few-off può risultare ancora più impattante nel car market dei collezionisti.
Le hypercar sono più estremizzate sul piano estetico delle supercar, raggiungendo performance da urlo. Non sono facili da guidare, risultando spesso degli investimenti mirati di collezionisti che sognano parchi auto esclusivi. Superano il più delle volte il milione di euro e negli anni 2000 hanno toccato il loro apice. La vettura più iconica del nuovo millennio del genere hypercar è stata la Enzo.
La F40 è stata la prima hypercar Ferrari approvata da Enzo in persona, e secondo molti il più grande masterpiece della Casa modenese. Da lì in avanti sono stati creati dei capolavori assoluti. La Enzo è stata l’erede spirituale della Enzo. Michael Schumacher in persona testò la vettura per km e ne ricevette una in omaggio. Dopo 288 GTO, F40 e F50, la Ferrari nel terzo millennio lanciò a tutti un messaggio chiarissimo con la Enzo. Dall’esperienza in F1 prese vita una hypercar con un motore innovativo V12 aspirato F140 che ancora oggi spinge la Ferrari 12Cilindri, la Daytona SP3 e il SUV Purosangue. Con una cilindrata di 6.0 litri sprigionava 660 cavalli a 7.800 giri e 657 Nm, per uno scatto da 0 a 100 km/h in 3,14 secondi e una top speed di 355 km/h.
Le hypercar generazionali
A sfidare la Enzo c’erano altre due mitiche vetture di altissimo spessore. La Porsche Carrera GT con un V10 aspirato originariamente sviluppato per essere disposto nel cofano di una monoposto F1 del team Footwork nel Mondiale 1992, per poi essere riadattato nell’Endurance sulla Lmp2000 del 1998. Il 10 cilindri aspirato della roadster tedesca aveva una cilindrata di 5.7 litri, in grado di sprigionare una potenza massima di 612 CV a 8.000 giri e 590 Nm di coppia, per uno scatto da 0 a 100 km/h in 3,7 secondi e una velocità massima di 330 chilometri orari.
La Bugatti, sotto il controllo della Volkswagen, realizzò il sogno di Ferdinand Piech, all’epoca amministratore delegato, raggiungendo i 1.000 CV. L’hypercar francese riuscì a superare i 400 km/h di top speed con un motore W16 quadriturbo da 8 litri di cilindrata. L’auto aveva 10 radiatori e una estetica molto elegante. Per Bugatti, dopo la EB110, ha aperto una nuova era di successi.