Continuano le frecciatine tra l’armata spagnola della MotoGP e il centauro di Tavullia. Lorenzo è ritornato sui veleni di Sepang e Valencia.
Dopo 11 stagioni di MotoGP si continua a discutere del campionato 2015, uno dei più segnanti della storia del motociclismo. A 36 anni Valentino Rossi si trovò a lottare contro Jorge Lorenzo, teammate in Yamaha, Dani Pedrosa e Marc Marquez della squadra ufficiale Honda. Era un periodo storico dove le Case giapponesi dominavano la scena e si dividevano i successi iridati. Il Dottore era tornato al suo vecchio amore chiamato M1, dopo le nefasta esperienza in Ducati, imbattendosi in un Lorenzo più competitivo e maturo che mai e soprattutto in un duo Honda altrettanto competitivo.
Nel 2015 la MotoGP già aveva palesato l’immenso talento di Marc Marquez, vincitore al debutto in top class nel 2013. L’erede di Casey Stoner aveva bissato il successo mondiale nel 2014 ed era il favorito assoluto per l’annata successiva. A sorpresa non partì bene e nella prima parte di stagione con grande ardore ed esperienza Valentino Rossi riuscì a prendere la testa della classifica. I duelli in Argentina e Olanda avevano inasprito i rapporti tra il numero 46 e il 93.
Marc Marquez si aspettava delle scuse che il 9 volte iridato non professò mai. Valentino Rossi, nemmeno sotto torture, avrebbe prestato il fianco al rivale spagnolo, offrendo ad altri l’opportunità di muovere critiche e contestazioni. Sarebbe risultato debole anche agli occhi di Jorge Lorenzo che, nella seconda parte di stagione, inanellò una serie di risultati utili di fila che riaprirono nel finale la contesa.
L’ammissione di Jorge Lorenzo
Valentino Rossi commise un grave errore a Sepang, allargando la traiettoria e scalciando la Honda di Marquez. Un fallo di reazione dopo reiterati atteggiamenti poco sportivi del giovane catalano che provò in tutti i modi ad irretire l’italiano. Il resto della storia lo conosciamo tutti. La penalità di Valencia, dove Rossi fu costretto a partire dalle retrovie, determinò il facile successo mondiale di Lorenzo, il quinto e ultimo della sua gloriosa carriera.
“Io e Marquez siamo arrivati primo e secondo e l’80% del pubblico spagnolo ci fischiava perché erano ‘rossisti’. E anche ore dopo, quando festeggiavamo il mondiale nel motorhome con famiglia e amici, c’erano 50 tifosi dietro le recinzioni che insultavano mia madre e dicevano che avevamo rubato il mondiale. È stato davvero orribile. Ma è il titolo di cui sono più orgoglioso, perché non sono mai stato in testa al campionato sino all’ultima gara e ho lottato e sofferto sino alla fine”, ha ricordato il rider maiorchino nel suo podcast Duralavida.
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