La Yamaha sembra essere una delle Case in maggiori difficoltà in questo inizio di stagione. Dai primi test è emersa una scomoda realtà.
Quando si affrontano i test prestagionali ci sono tutti gli elementi per capire se il mezzo tecnico è all’altezza e se c’è qualcosa da migliorare sotto l’aspetto fisico. I piloti, dopo la lunga pausa estiva, devono riprendere ritmo in sella a dei bolidi che raggiungono velocità supersoniche.
I test di Sepang sono risultati piuttosto complessi per Toprak Razgatlioglu, tre volte campione del mondo della SBK. L’adattamento dalle moto derivate di serie ai prototipi della MotoGP è stato molto sottovalutato dalla Casa giapponese e dal campione stesso. Pur essendo di gran lunga il migliore in Superbike il turco sta riscontrando più difficoltà del previsto in sella alla M1. Ha seguito un programma piuttosto serrato, avendo anche la chance di eseguire lo shakedown di fine gennaio.
I tre giorni di lavoro collettivi hanno palesato un approccio affannoso di Toprak a bordo della Yamaha. La moto giapponese non appare ancora aver risolto i problemi di bilanciamento e affidabilità che hanno condizionato anche l’iridato Fabio Quartararo nelle stagioni precedenti, nonostante il debutto del nuovo motore V4. Un progetto dispendioso e coraggioso ma che potrebbe non dare frutti.
Le perplessità di Toprak Razgatlioglu
Dopo la frattura a un dito per precauzione Fabio Quartararo non è sceso in pista. Nel compenso Alex Rins, Jack Miller e il rookie turco hanno saggiato l’asfalto. Razgatlioglu si aspettava di più dalla M1 soprattutto sul time attack, ma non c’è ancora quel feeling giusto. “Sto ancora cercando di cambiare il mio stile di guida. Sono anche un po’ arrabbiato, perché il tempo sul giro non c’è ancora. Mi aspettavo un tempo di 1’57”, ma ho fatto solo 1’58″3, con un tempo ideale di 1’58″0 o 1’58″1. Vedere che non ci riuscivo mi ha demotivato un po’. Per me non è facile vedere il mio nome così in basso in classifica, soprattutto dopo i successi in Superbike”, ha analizzato Toprak a Motorsport.com.
Di sicuro gli altri piloti del team dei tre diapason sono abituati alla sfida tecnica della top class. “In Superbike usavo molto il posteriore per curvare, scivolare e riprendere velocità: in MotoGP è l’opposto, devi guidarla come una Moto2 e aprire il gas molto delicatamente, perché il posteriore è molto sensibile. Ho visto come curva Alex Marquez, io non riesco ancora a farlo. Il mio team mi dice sempre di guidare in modo fluido, ma è facile dirlo. Dopo le Superbike, è molto difficile riuscirci”, ha concluso il rider turco della Yamaha.
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