La Ferrari dovrà sfruttare la rivoluzione tecnica per sperare di tornare al vertice, ma i precedenti del 2009 e, soprattutto, del 2014, non fanno ben sperare. Ora o mai più per Frederic Vasseur.
Al 23 di gennaio mancano ormai poche ore, quelle che separano i tifosi della Ferrari dalla scoperta delle forme della nuova SF-26. Inutile girarci troppo intorno, si tratta dell’ultima spiaggia per il Cavallino e Frederic Vasseur, dopo un 2025 fallimentare e nel quale non si è minimamente arrivati nei pressi degli obiettivi stagionali. La Scuderia modenese ha ottenuto solamente sette podi, una pole position ed una vittoria nella Sprint Race, senza mai imporsi nelle gare domenicali.
La SF-26 è un progetto partito con largo anticipo, e c’è da dire che le indiscrezioni provenienti da Maranello non sono delle migliori. Si fa un gran parlare di un vantaggio motoristico importante da parte della Mercedes, mentre in Ferrari si guarda già all’importanza che potranno avere gli sviluppi nel corso della stagione. Ciò che è certo è che le ultime rivoluzioni tecniche non hanno sorriso più di tanto alla casa di Maranello, che nel 2026 dovrà obbligatoriamente invertire il trend.
Ferrari, le rivoluzioni tecniche del passato furono nefaste
In F1 le rivoluzioni tecniche sono sempre più frequenti, ed il 2026 rappresenterà uno dei cambiamenti più importanti nella storia del Circus. La Ferrari ha raramente risposto nel migliore dei modi a cambi di questo genere, specialmente nell’epoca più recente della categoria regina del motorsport.
Tralasciando quanto accadde nel 2005, quando fu imposta la regola che impediva di cambiare le gomme durante le gare, fatta appositamente per spezzare il dominio dei siluri rossi, negli anni successivi le cose non sono andate meglio. I cambiamenti del 2009 spezzarono le ali alla Ferrari, e peggio andò nel 2014, quando furono introdotte le nuove power unit turbo-ibride. A Maranello, in entrambi i casi, si seguirono filosofie progettuali rivelatesi fallimentari, che ebbero un impatto diretto sulle prestazioni in pista.
Nel 2022, con il ritorno dell’effetto suolo, la Rossa sembrava aver imboccato la corretta strada di sviluppo, ma l’illusione durò solamente poche gare, sino alla solita batosta patita nella seconda parte di stagione. Il 2026 sarà un anno che non ammetterà scuse o appelli, e la nuova monoposto dovrà dimostrarsi all’altezza per tutto l’arco del campionato. La concorrenza è agguerrita ed occorrerà mettere tutto assieme, cosa che a Maranello non è propriamente riuscita nel migliore dei modi da 18 anni a questa parte. Invertire il trend è un obbligo e non un dovere.
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