L'Italia passa alla Cina: la decisione dei giovani italiani cambia tutto - reportmotori
L’Italia guarda alla Cina: sono guai per i marchi europei, la decisione dei giovani italiani cambia le carte in tavola.
La Cina è ormai un vero colosso nel settore dei motori. Il paese del Dragone in pochi anni è passata dall’essere comprimaria ad assoluta protagonista, merito di una politica di prezzo aggressiva ma anche di una qualità in costante crescita. Un aspetto che sembra essere stato recepito anche dal pubblico.
Per tanto tempo infatti i modelli cinesi sono stati visti con un certo scetticismo, tra progetti non proprio originali e qualità non ai livelli dei marchi europei e statunitensi anche a basso costo non hanno rappresentato una minaccia per i grandi brand dell’automotive. Le cose però, come detto, sono cambiate, e a mostrare il miglioramento della reputazione delle auto cinesi, e l’affidabilità che oggi viene percepita dal pubblico sono arrivati degli importanti dati.
Un sondaggio condotto da Aretè dimostra che i giovani italiani sono sempre più disposti a dare fiducia ai modelli cinesi. Tre su quattro, circa il 75%, hanno infatti dichiarato di essere pronti a comprare un’auto made in China. Il campione del sondaggio era composto al 90% da persone under 30 e al 10% da persone sotto i 40 anni, metà donne e metà uomini. I modelli che arrivano dal paese del Dragone, dunque, hanno sempre più presa tra i giovanissimi. Il 53% di questi la sceglierebbe per la tecnologia, mentre per il 43% è determinante il prezzo, e la acquisterebbe solo se sotto i 30.000 euro di listino. Il 50% comprerebbe un modello ibrido, il 34% l’elettrico, e solo il 20% per i modelli a benzina.
Il dato è certamente un campanello d’allarme per i marchi europei: se prima potevano poggiare su blasone e qualità, oggi la percezione sembra essere cambiata, e la Cina anche sul fronte dell’affidabilità, almeno dal punto di vista del pubblico, sembra aver colmato il gap e fatto passi importanti. Certo, c’è ancora chi guarda con una certa perplessità (soprattutto sul fronte dell’assistenza alla vendita, con il timore di avere difficoltà nel caso di problemi dell’auto), ma la differenza è sempre meno marcata. L’Europa, dunque, di questo passo rischia di perdere anche il proprio monopolio dal punto di vista della qualità e della competenza in ambito motoristico, un fattore che in una industria già in difficoltà sarebbe davvero devastante.