GTA V: premio Viper - Reportmotori.it
Solo negli Stati Uniti ci si può ritrovare proprietari di una sportiva di razza come la Viper, partecipando a un semplice concorso per l’acquisto di una copia del noto videogame della Rockstar Games.
Nonna sprint, soprattutto se alla guida di una Dodge Viper. La favola americana continua grazie ad una vincita sorprendente che ha messo al volante di una replica della Bravado Banshee del videogame GTA V una simpatica nonnina. Cheri Parker, residente nel North Carolina, si è trovata davanti ad una vettura leggendaria personalizzata, solo per aver dato in prestito la sua carta di credito per l’acquisto del videogame.
La signora, ignara di aver partecipato al concorso ufficiale di Grand Theft Auto V, si è vista recapitare una Viper in dimensioni reali con gli elementi stilistici e personalizzazioni della vettura, i gruppi ottici sono nuovi e spiccano sul cofano allungato, i sedili sono ricamati con il logo Banshee, dettagli presenti nel famoso videogioco Rockstar. Superato lo shock iniziale la nonna sprint si è informata cosa fosse quel bolide parcheggiato fuori al vialetto di casa. Immaginiamo che abbia avuto le prime informazioni su quel pezzo di storia americano, giocato nel videogame più famoso di sempre, solo dopo la vincita.
La Bravado Banshee è una delle vetture più veloci da scegliere nel video gioco ma non solo nel game, è una delle auto più veloci americane ora anche in scala normale. La prima serie della Viper risale al 1992, prodotta dalla Gruppo Chrysler. DNA americano ma con un tocco italiano, infatti, negli anni ’90, la Casa di Sant’Agata Bolognese era stata inglobata nel major americano.
Gli specialisti potenziarono il V10 americano, trasformandolo in un bolide da 400 cavalli capace di bruciare il quarto di miglio nelle drag race, senza elettronica e senza niente. Un auto muscolare che va guidata, ancora oggi, solo di piede e cervello. Bella e possibile perchè aveva un prezzo di accesso fattibile per essere una supercar. Cheri Parker, residente nel North Carolina, è la prova che la vita non è un film, a volte è un videogame.