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Il gruppo Stellantis si ritrova nuovamente immerso nelle polemiche, a causa di una nuova ondata di proteste che fanno discutere in Italia. C’è il rischio di chiusura di un noto stabilimento.
Il 2026 si è aperto in maniera positiva in Italia per il gruppo Stellantis, con vendite in crescita sia a gennaio che a febbraio. L’aumento è di circa il doppio più ampio rispetto alla media di mercato, ma ciò non significa che i problemi siano del tutto risolti. La produzione di auto resta il grande nodo della questione, con stabilimenti in grave crisi e polemiche avanzate dai lavoratori.
In tal senso, lo stabilimento di Cassino è quello più in difficoltà, a causa del continuo rinvio della partenza della produzione delle nuove Alfa Romeo Giulia e Stelvio. I vecchi modelli hanno ormai poche richieste da parte dei clienti, ed è così che le chiusure temporanee dell’impianto sono sempre più frequenti. Stellantis deve dare delle risposte a parere dei sindacati, dal momento che i lavoratori non possono continuare a far leva solo e soltanto sugli ammortizzatori sociali. Lo scenario si fa sempre più preoccupante.
Lo stabilimento di produzione Stellantis di Cassino continua a far discutere, e centinaia di lavoratori hanno voluto manifestare il loro dissenso in uno sciopero unitario che è stato proclamato da Fiom, Fim e Uilm. La scorsa settimana, un corteo è partito da Piazza De Gasperi e si è concluso in Piazza Diaz, e sono tante le persone che vi hanno preso parte. Oltre ai lavoratori, si è contata anche la presenza di vari amministratori locali e di sindaci.
Inoltre, va sottolineato come la crisi ed il crollo produttivo di Cassino abbia avuto un enorme impatto sull’indotto dell’intera zona e della provincia di Frosinone, così da spingere diversi rappresentati del tessuto produttivo alla protesta. A parere dei sindacati, lo stabilimento sta seriamente rischiando la chiusura, ed è la Fiom la più preoccupata tra le varie sigle in tal senso. Ricordiamo che, nel corso degli ultimi anni, lo stabilimento di Stellantis ha visto ridurre la propria forza lavoro da 4.500 ad appena 2.300 dipendenti, ormai tutti nelle mani dei vari ammortizzatori sociali.