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La Guerra in Iran fa danni anche alla Ferrari: cosa succede ora al Cavallino?

Published by
Antonio
Tempo di lettura: 2 minuti

La Ferrari aveva cominciato il 2026 a vele spiegate con immediate risposte sul mercato. Il conflitto bellico tra Iran, Usa e Israele ha portato alla sospensione di parte delle consegne in Medio Oriente.

Non è un segreto che la Casa modenese, negli ultimi anni, abbia avuto un boom negli Emirati Arabi e nelle realtà mediorientali. Altri mondi e soprattutto altre economie, non condizionate dai prezzi al barile del petrolio e da superbolli.

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Lo scoppio della recente Guerra ha generato tensioni anche nell’industria dell’automotive. I top brand come Ferrari solitamente non conoscono crisi, ma con il blocco aereo che si è venuto a creare nella zona mediorientale i trasporti hanno subito una parziale battuta d’arresto. Il numero di voli e viaggi marittimi si è drasticamente ridotto e la Ferrari ha annunciato la sospensione temporanea di una parte delle consegne destinate al Medio Oriente, dove le battaglie hanno reso anche le rotte marittime troppo rischiose per il trasporto di veicoli ad alto valore.

Crollo in borsa

I mercati non hanno reagito bene alla decisione della Ferrari. Lo scorso anno la Casa modenese ha chiuso con ricavi superiori ai 7,1 miliardi di euro e 13.640 vetture consegnate, con una quota regionale pari al 4,6% del totale. A causa della sospensione di consegne in Medio Oriente il titolo ha perso oltre il 5% a Piazza Affari, portando il calo complessivo da inizio 2026 intorno al 12%, riducendo la capitalizzazione di mercato a meno di 54 miliardi di euro, da oltre 76 miliardi di un anno fa.

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Senza un mercato strategico la Rossa dovrà valutare anche le prossime uscite con molta attenzione, soprattutto della Luce, prima EV della storia. “Stiamo seguendo con attenzione gli sviluppi in Medio Oriente e il possibile impatto sulla nostra attività. Al momento sono temporaneamente sospese alcune consegne in quella zona, pur continuando a gestire alcune consegne per via aerea”, ha annunciato un portavoce di Ferrari. Una parte dei capolavori che viene prodotta a Maranello continuerà a essere trasportate in Medio Oriente. Alcune unità continuano a raggiungere la regione per via aerea, con costi logistici più alti del normale.

Oltre a Ferrari, anche Maserati ha sospeso temporaneamente le spedizioni verso la regione, annunciando “sfide logistiche e preoccupazioni di sicurezza”. Anche top brand stranieri, come Bentley, stanno vivendo un problema analogo. Per ora Ferrari deve spingere su altri mercati, in attesa della fine del conflitto. Avrebbe dovuto essere un conflitto lampo, ma la stessa storia l’abbiamo sentita per l’invasione russa in Ucraina.