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Stellantis colleziona disastri, non è solo l’Italia a piangere: arriva un taglio netto

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Davide Russo
Tempo di lettura: 2 minuti

Il Gruppo Stellantis sta cercando disperatamente di uscire da una crisi profonda che non riguarda solo l’Italia. Ora si trova davanti a un bivio.

Se l’intera industria delle quattro ruote europea è in affanno, il colosso italo francese è forse il più esposto in assoluto. Sono tanti in marchi che stanno faticando ad emergere in questo car market 2.0 improntato al green. Lancia e Maserati sono due esempi lampanti delle difficoltà, tuttavia la riorganizzazione cominciata con l’inserimento di Filosa al posto di Tavares non ha ancora dato risultati tangibili.

Guai in Francia per Stellantis (Ansa) Reportmotori.it

In Francia e in Italia l’aria si sta facendo pesante. Il nuovo amministratore delegato sembra voler puntare maggiormente agli Stati Uniti, ridefinendo la capacità produttiva di un Gigante che ha prospettive di crescita. La concorrenza cinese viaggia a ritmi impressionanti e l’Europa è finita in una morsa. I dazi imposti da Trump non hanno fatto altro che incrinare la posizione di alcuni brand del Gruppo Stellantis.

Batosta in Francia

La produzione nel Paese transalpino calerà da 661.000 vetture nel 2025 a 582.000 nel 2028, una contrazione già programmata che getta delle ombre sul futuro di Stellantis. I problemi nascono da una carenza di vendite che ha toccato dei minimi storici a fine 2025. A novembre, in Francia, si è registrata una flessione delle immatricolazioni del 5,5% su base annua. La quota di mercato del Gruppo è piombata dal 27% al 25,3%, con una chiara perdita di competitività rispetto ai competitor.

Antonio Filosa si espone su Stellantis (Ansa) Reportmotori.it

In Italia, nei primi nove mesi del 2025, il crollo è stato totale: con 265.490 veicoli prodotti, addirittura un 31,5% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le autovetture segnano un -36,3%, mentre i veicoli commerciali si fermano a un -23,9%. Tavares pare aver fiutato il pericolo e ha preferito lasciare la nave prima che affondasse.

John Elkann dovrà rielaborare la distribuzione degli investimenti industriali del Gruppo che dirige, puntando a una gestione degli impianti produttivi sul territorio nazionale radicalmente diversa. In questo scenario nefasto, i costi straordinari legati al riassetto industriale e il nuovo piano industriale, atteso per la metà del 2026, diranno molto dei piani futuri delle aziende. I lavoratori sono terrorizzati, anche perché le ultime proposte green continuano a non convincere e Stellantis vorrà contenere i costi in ogni modo. Già sono fioccati licenziamenti con un numero impressionante di impiegati in cassa integrazione che galleggiano in attesa di una svolta.